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Parlare con Ornella Vanoni è come perdersi dentro l’enciclopedia della musica. Parti da Milano e finisci a Broadway, passando per Sanremo, il cinema, il teatro, i grandi cantautori, Dalla, Fresu, Mina, la Carrà, Orietta Berti, il Brasile, l’Argentina. E anche la Sardegna. Anzi, in questo momento l’isola è il centro della vita della signora della canzone, che da qualche settimana si trova in vacanza ad Alghero.

Dopo tante estati passate a Santa Margherita di Pula la Vanoni, 87 anni da compiere a settembre, quest’anno ha scelto la Riviera del corallo. Una vacanza tra mare, amici, qualche concerto – come quello di ieri sera a Lo Quarter di Paolo Fresu, il suo amico del cuore che l’ha convinta a scegliere Alghero per le ferie – e passeggiate in centro («la gente è davvero simpatica – dice – sempre carina nei miei confronti»). L’unica nota dolente gli scogli nella spiaggia di fronte alla villa presa in affitto. «Sono in una bellissima casa, in un rione di Alghero che sta rinascendo – racconta la cantante –. Ma ho rischiato di morire, gli scogli sono pericolosissimi. E questo mi complica un po’ la vita per il bagno in mare».

Ora ad Alghero arriverà anche il presidente Mattarella, ma «lui non verrà in questa zona, andrà a Capo Caccia».

Signora Vanoni, qual è il livello della sua conoscenza della Sardegna?

«Altissimo, perché io qua sono venuta mille anni fa, quando non c’erano neanche i pali della luce. Era un paradiso terrestre. In Costa Smeralda non c’era niente. Ma conosco anche l’interno. Sono stata a Orgosolo. Ho amici a Oristano».

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I sardi della sua vita?

«Paolo Fresu. E poi Enrico Fiore che portava in giro per il mondo la cucina sarda. Bebo Ferra che per un paio d’anni mi ha accompagnata alla chitarra».

Con Paolo Fresu è stato “amore” a prima vista?

«Ero a Milano, stavo leggendo il giornale e mi è caduto l’occhio su un trafiletto che annunciava il concerto di un trio in cui c’era anche una nuova tromba. Sono andata al Tangram e l’ho visto arrivare: era vestito un po’ strano con una ciocia in testa. Poi si è arrotolato come un pitone sulla seggiola e si è messo a suonare. Gli ho lasciato un biglietto per dirgli che mi aveva colpito come suonava. Il giorno dopo ci siamo visti e abbiamo fatto una prova in sala per vedere se c’era feeling. Negli anni sono venute fuori tante cosette. Tra cui “Argilla”, un disco stupendo».

Sessantacinque anni di carriera, 112 album e raccolte, 55 milioni di dischi: come si fa?

«Si lavora come matti».

Quest’anno ha inciso il 50esimo album: uno che le sta più a cuore?

«Sicuramente “La voglia la pazzia”. E poi “Argilla”, “Sheherazade”. E proprio ieri guardavo sul telefonino il film dell’album in chiave jazz registrato a New York con Sergio Bardotti».

A proposito di New York lei è stata a Broadway con Manfredi nel Rugantino.

«Per la prima volta avevano deciso di fare una traduzione della commedia. C’era una striscia luminosa davanti al palco con le parole in inglese, altrimenti non capivano niente. Lo spettacolo non andò come si sperava. Allora ci siamo spostati in Argentina, lì sono diventata un mito. Finito il Rugantino feci tanti concerti. Una volta ne avevo uno alle 5 e un secondo alle 9. Quando sono uscita dal teatro a mezzanotte c’era la piazza piena di gente. E ne ho fatto un terzo».

Tra le canzoni che ha inciso c’è qualcuna che ancora le suscita un’emozione particolare?

«“Perduto”. Se canto una canzone di Lucio mi succede sempre. Lucio mi manca da morire».

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Lei dice sempre che Lucio Dalla era il più grande di tutti.

«Cantava come nessuno. E poi suonava, arrangiava, scriveva. Aveva una vocalità incredibile e una scrittura che poteva essere straziante e spudorata. Nessuno ha tutte quelle doti».

Questa estate ha fatto “Toyboy” con Colapesce e Dimartino: si è divertita?

«Sì, tanto. Anche perché ho scritto molta parte del testo».

Tutti fanno a gara a cantare con lei: c’è qualcuno con cui non è mai riuscita a duettare?

«Sting, non c’è mai stata l’occasione».

Mina, Milva, Zanicchi: quale sentiva più come rivale?

«Non sono mai stata rivale di nessuno. Le cose tipo Coppi e Bartali le inventavano i giornali. Con Mina per un periodo ci frequentavamo anche».

Orietta Berti dice che anni fa lei non la trattava bene.

«Può darsi abbia ragione lei. Oggi invece la considero molto. L’ho conosciuta ed è simpatica, intelligente e quando canta è come che venga fuori uno zampillo fresco».

Ha detto che la morte di Raffaella Carrà è stata un colpo al cuore.

«Raffaella era proprio la televisione. È stata molto brava. È una donna che ha studiato per diventare la soubrette. Non una, ma la soubrette».

Qual è oggi la più bella voce della musica italiana?

«Arisa ha una voce bellissima ma non si capisce dove voglia andare a sbattere. Elisa è molto completa, può cantare con chiunque. Fiorella (Mannoia, ndr) è la più vicina a me».

Se Amadeus la chiamasse per partecipare in gara a Sanremo accetterebbe?

«Neanche morta».

Socialista, radicale, candidata con la Moratti: oggi politicamente dove sta?

«Non ero candidata con la Moratti. Giovanni Terzi (già assessore a Milano, ndr) mi aveva detto: “facciamo un paio di manifesti con il tuo nome”. Fu una cosa così».

Ma oggi come le sembra la politica?

«Imbarazzante».

Cosa è Milano per lei?

«Ci sono nata e cresciuta, l’ho amata molto. Oggi la trovo molto faticosa, accelerata, conta solo l’apparire. E infatti le persone più intelligenti sono andate a vivere in posti più tranquilli».

Dopo le vacanze ad Alghero?

«Sarò a Roma sul set del “remake italiano di “Otto donne e un mistero” di Alessandro Genovesi. Ma noi siamo sette».

La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria: può essere una filosofia di vita?

«Quando ero più giovane lo è stata».

Un’ultima domanda: in tv ha dichiarato che da 57 anni si fuma una canna prima di dormire e le servirebbero delle badanti che rollano. Le ha trovate?

«(ride). Ma lo sa che quando uscì la notizia mentre camminavo in giro per Milano c’erano ragazzi che mi urlavano: “signora Vanoni, mi aiuti: non sto lavorando e rollo benissimo”».
 

 

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